Ron Arad e Lovely Rita

Oh, lovely Rita meter maid, where would I be without you,
Give us a wink and make me think of you.
(The Beatles, Lovely Rita, 1967)
Nato a Tel Aviv nel 1951, Ron Arad ha studiato presso l’Accademia d’Arte di Gerusalemme (1971-73) per poi trasferirsi presso l’Architectural Association di Londra (1974-79). Nel 1981 è stato uno dei fondatori dello studio di design e produzione One Off insieme a Peter Keene e Tom Dixon, e nel 1989 ha fondato insieme a Caroline Thorman lo studio di architettura e design Ron Arad Associates. Nel 1994 ha aperto a Como, in Italia, il Ron Arad Studio, che tuttora si occupa di design e produzione. Dopo aver insegnato alla Hochschule di Vienna è tuttora professore di design del mobile presso il Royal College of Art di Londra. Nel 1994 è stato guest editor dell’Annuario Internazionale di Design.
Il lavoro di Ron Arad è stato ampiamente illustrato in molti libri e riviste di architettura e design di tutto il mondo. Ha esposto in molti grandi musei e gallerie in tutto il mondo e le sue opere sono in mostra in molte collezioni pubbliche di rilevanza internazionale, come il Centre Georges Pompidou di Parigi, il Metropolitan Museum of Art di New York, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Vitra Design Museum in Germania.
Tra i suoi lavori, segnaliamo l’importante progetto architettonico dell’Opera House di Tel Aviv del 1990, e il lampadario di cristallo Swarovski e LED in grado di far dialogare il pubblico visualizzando messaggi di testo che vi vengono inviati conoscendo il numero (2005).
Tra le sue opere più famose in Italia segnaliamo poi la Bookworm di Kartell, di cui abbiamo già parlato, e la mensola Lovely Rita (nell’immagine), che si stende libera e sinuosa come pervasa da un soffio di vento: forse è così che Ron Arad immagina la “ragazza parchimetro” della canzone dei Beatles da cui la mensola prende il nome. Prodotta anch’essa da Kartell, Lovely Rita, come un nastro ripiegato più volte su se stesso, riprende il concetto di libreria personalizzabile e componibile a piacere; può essere utilizzata singolarmente o essere affiancata da più moduli ed è disponibile in più colori.
Archivio
- Achille Castiglioni
- Alvar Aalto
- Antonio Citterio
- Ball Chair e Bubble Chair
- Bruno Munari e la lampada Farkland
- Charles Rennie Mackintosh e la Hill House Chair
- Cini Boeri
- Eero Saarinen e il tavolo Tulip
- Eileen Grey
- Enzo Mari
- Ettore Sottsass
- I tavolini Petalo di Cassina e Charlotte Perriand
- Il divano Bocca
- Il divano Chesterfield
- Il letto Nathalie di Flou
- Il Vitra Design Museum
- Isamu Noguchi
- Jens Risom e la Risom Side Chair
- Joe Colombo
- Kartell, tra design e tecnologia
- L’abitacolo di Bruno Munari
- La Chaise di Charles e Ray Eames
- La Diamond Chair e Harry Bertoia
- La Egg Chair di Arne Jacobsen
- La lampada Fortuny
- La lampada Tolomeo di Artemide
- La mini-kitchen di Joe Colombo
- La Panton Chair di Vitra
- La poltrona Lady di Marco Zanuso
- La poltrona Red and Blue di Rietveld
- La poltrona Sacco
- La poltrona Tre Pezzi di Cassina
- La sedia Barcelona di Mies Van der Rohe
- La sedia Navy di Emeco
- La sedia Richard III di Philippe Starck
- La sedia serie 7 di Arne Jacobsen
- La serie Up di Gaetano Pesce
- Lampada Arco
- Le Corbusier
- Le sedie Him&Her di Fabio Novembre
- Le sedute di Philippe Starck per Kartell
- Louis Ghost e Victoria Ghost
- Marc Newson
- Marcel Breuer e la Sedia Wassily
- Philippe Starck
- Ron Arad e Lovely Rita
- Vico Magistretti
- Walter Gropius


