La Egg Chair di Arne Jacobsen

Da sempre l’uovo è ricco di significati simbolici che vanno dall’idea della vita in esso contenuta a valenze religiose, magiche e superstiziose.
Per queste sue complesse valenze, l’uovo ha sempre solleticato la fantasia e l’estro di artisti di tutti i tempi: basti pensare al criptico uovo sospeso sulla testa della Vergine nel quadro di Piero della Francesca “Madonna col bambino e santi” o “Pala Brera” esposto alla Pinacoteca di Brera, particolare su cui sono stati scritti fiumi di saggi, libri e articoli, e il cui tema è ripreso 500 anni dopo da Salvador Dalì nella sua “Madonna di Port Lligat“.
Ancora oggi, le molteplici e criptiche chiavi di lettura dell’uovo non cessano di affascinare gli artisti e i designer dei nostri tempi.
La Egg Chair di Arne Jacobsen – talvolta confusa con la quasi coetanea poltrona Egg disegnata da Nanna Ditzel per Bonacina - fu pensata nel 1958 per arredare le lobby rooms del SAS Royal Hotel di Copenhagen.
La linea trae ispirazione proprio dall’idea del guscio che, in questo caso, racchiude il corpo umano, proteggendolo dagli sguardi indiscreti e garantendo un alto grado di relax e di privacy. Pare che nel creare la Egg Chair – concepita inizialmente come un divano - Jacobsen si sia ispirato a Eero Saarinen e alla sua Womb Chair.
Grande “mito del design” e oggetto del desiderio degli appassionati del genere modernista, la Egg Chair conserva ancora oggi il suo allure cosmopolita, sofisticato e avanguardistico.
Il cinquantesimo anniversario della Egg Chair è stato celebrato da una versione color cioccolato prodotta in soli 999 esemplari numerati; e anche da 50 versioni patchwork anni ’80 realizzata dall’artista israeliano Tal R ed esposte al Salone del Mobile di quest’anno. Queste ultime sono realizzate con pezzi di stoffa ricavati da abiti usati o vintage trovati nei mercatini: l’idea è stata di stravolgere l’impressione di oggetto elegante e sofisticato che da sempre contraddistingue la Egg Chair.
Oggi la Egg Chair originale è prodotta dall’azienda Fritz Hansen, i cui rapporti con Arne Jacobsen risalgono al lontano 1934.
Archivio
- Achille Castiglioni
- Alvar Aalto
- Antonio Citterio
- Ball Chair e Bubble Chair
- Bruno Munari e la lampada Farkland
- Charles Rennie Mackintosh e la Hill House Chair
- Cini Boeri
- Eero Saarinen e il tavolo Tulip
- Eileen Grey
- Enzo Mari
- Ettore Sottsass
- I tavolini Petalo di Cassina e Charlotte Perriand
- Il divano Bocca
- Il divano Chesterfield
- Il letto Nathalie di Flou
- Il Vitra Design Museum
- Isamu Noguchi
- Jens Risom e la Risom Side Chair
- Joe Colombo
- Kartell, tra design e tecnologia
- L’abitacolo di Bruno Munari
- La Chaise di Charles e Ray Eames
- La Diamond Chair e Harry Bertoia
- La Egg Chair di Arne Jacobsen
- La lampada Fortuny
- La lampada Tolomeo di Artemide
- La mini-kitchen di Joe Colombo
- La Panton Chair di Vitra
- La poltrona Lady di Marco Zanuso
- La poltrona Red and Blue di Rietveld
- La poltrona Sacco
- La poltrona Tre Pezzi di Cassina
- La sedia Barcelona di Mies Van der Rohe
- La sedia Navy di Emeco
- La sedia Richard III di Philippe Starck
- La sedia serie 7 di Arne Jacobsen
- La serie Up di Gaetano Pesce
- Lampada Arco
- Le Corbusier
- Le sedie Him&Her di Fabio Novembre
- Le sedute di Philippe Starck per Kartell
- Louis Ghost e Victoria Ghost
- Marc Newson
- Marcel Breuer e la Sedia Wassily
- Philippe Starck
- Ron Arad e Lovely Rita
- Vico Magistretti
- Walter Gropius


