Isamu Noguchi

Isamu Noguchi (1904-1988) è un’artista giapponese-americano oggi considerato uno dei maggiori scultori del secondo dopoguerra.
In tutta l’opera di Noguchi è riscontrabile una duplice influenza: l’artista è destinato a non sentirsi mai completamente giapponese o americano, ma ad accogliere all’interno della propria sensibilità artistica entrambe le culture, pur così diverse. Non per nulla persino le sue ceneri si trovano per metà metà nella sua casa a Mure, sull’isola di Shikoku, e per metà in un angolo dell’Isamu Noguchi Garden Museum, di New York.
Il grande maestro di Noguchi fu Constantin Brancusi (1876-1957), dal quale Isamu apprese il metodo della scultura e l’uso dei vari strumenti, ma anche la filosofia brancusiana di totale onestà e rispetto nei confronti della materia, che deve essere modellata solo in forme ad essa consone.
La sete di ricerca di Noguchi lo portò a viaggiare in tutto il mondo, ma fu soprattutto in Cina e in Giappone che il suo vocabolario artistico si arricchì considerevolmente, in particolare quando vide per la prima volta un giardino zen e ne apprese le logiche estetiche e filosofiche.
Simbolo dell’incontro tra Oriente e Occidente nell’opera di Noguchi è il giardino della sede centrale dell’UNESCO a Parigi. Qui Noguchi coniuga tutti gli elementi cardine del giardino zen con le necessità pratiche tipicamente occidentali.
Il suo lavoro nel campo della produzione di oggetti di design è prevalentemente concentrato nel corso degli anni ’40 e ’50; i pezzi più famosi sono i tavoli e le sedie prodotti per la Knoll e le lampade di carta. In questo tipo di oggetti appare perfettamente chiara anche ad un occhio non esperto la dicotomia della sua esperienza e della sua ispirazione: da una parte le influenze del modernismo americano, dall’altra quelle della tradizione orientale.
Nella foto il Coffee Table del 1945 , tavolo con base in frassino tinto nero e piano in cristallo.
Archivio
- Achille Castiglioni
- Alvar Aalto
- Antonio Citterio
- Ball Chair e Bubble Chair
- Bruno Munari e la lampada Farkland
- Charles Rennie Mackintosh e la Hill House Chair
- Cini Boeri
- Eero Saarinen e il tavolo Tulip
- Eileen Grey
- Enzo Mari
- Ettore Sottsass
- I tavolini Petalo di Cassina e Charlotte Perriand
- Il divano Bocca
- Il divano Chesterfield
- Il letto Nathalie di Flou
- Il Vitra Design Museum
- Isamu Noguchi
- Jens Risom e la Risom Side Chair
- Joe Colombo
- Kartell, tra design e tecnologia
- L’abitacolo di Bruno Munari
- La Chaise di Charles e Ray Eames
- La Diamond Chair e Harry Bertoia
- La Egg Chair di Arne Jacobsen
- La lampada Fortuny
- La lampada Tolomeo di Artemide
- La mini-kitchen di Joe Colombo
- La Panton Chair di Vitra
- La poltrona Lady di Marco Zanuso
- La poltrona Red and Blue di Rietveld
- La poltrona Sacco
- La poltrona Tre Pezzi di Cassina
- La sedia Barcelona di Mies Van der Rohe
- La sedia Navy di Emeco
- La sedia Richard III di Philippe Starck
- La sedia serie 7 di Arne Jacobsen
- La serie Up di Gaetano Pesce
- Lampada Arco
- Le Corbusier
- Le sedie Him&Her di Fabio Novembre
- Le sedute di Philippe Starck per Kartell
- Louis Ghost e Victoria Ghost
- Marc Newson
- Marcel Breuer e la Sedia Wassily
- Philippe Starck
- Ron Arad e Lovely Rita
- Vico Magistretti
- Walter Gropius


