Il divano Bocca

Il divano Bocca fu creato nel 1970 dallo Studio65 e subito acquistato da Gufram. Nello stesso anno il divano Bocca fu notato da una redattrice della rivista Vogue Casa, e debuttò sulle pagine della nota rivista: era nata una stella.
Il divano era un omaggio a Salvador Dalì: “Franco (Audrito, n.d.r.) improvvisamente si ricordò che Nanà in Grecia, durante le vacanze, gli aveva mostrato un quadro surrealista di Salvador Dalì, il ritratto di Mae West, dove nel ritratto la bocca dell’attrice era disegnata come un divanetto. Cosa poteva rappresentare la Dea del tempio meglio di un divanetto, ironico e sensuale, vestito di rosso? Così lo disegnammo, come un oggetto pop, a rappresentare la bocca di Marylin Monroe e lo chiamammo Marylin, anche in omaggio al nome della nostra cliente, anche lei bionda e con la bocca perennemente laccata di rosso. Non ci rendevamo conto allora che con quel divanetto, che consideravamo solo un oggetto come tanti all’interno della scenografia di un allestimento, era nato un personaggio, che sarebbe diventato assai più famoso dei suoi autori, di quei quattro giovani architetti che passavano le notti in una mansarda fumosa a disegnare i propri sogni.”
E ancora oggi il divano Bocca resta appunto uno degli oggetti pop più cult di tutti i tempi, simbolo del mito di una bellezza stereotipata e costruita da esperti di marketing, e in questo senso più che mai attuale. Il gioco di ingrandire i dettagli per renderli icone di sè stessi, motivo tanto caro alla Pop Art americana la cui influenza dilagava a macchia d’olio tra i designer italiani, si associa ad altri stilemi tipici del genere: l’immediatezza, il colore vivace, l’evidenza, l’erotismo, lo stupore insito nella trasfigurazione di un oggetto conosciuto in qualcosa di nuovo.
Non per nulla il divano Bocca continua a reinventarsi in nuove versioni più attuali come la Pink Lady, in un provocatorio colore fucsia, o la Dark Lady (nell’immagine): labbra black con tanto di piercing extra-large.
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